Questo è l'archivio di Appunti disordinati di viaggio, il blog personale di Giovanni Riccardi, attivo dal novembre 2003 all'aprile 2007. Per le cose più recenti che mi riguardano vai all'homepage del sito
La serata di ieri. Emozionante Nicola Piovani che presentava la sua suite (ancora work-in-progress) dedicata al numero 7. Geniale Elio nella sua interpretazione di “musica classica contemporanea” sui numeri da 1 a 7 (ma poi “a non saper leggere né scrivere” ha fatto pure l’8, il 9 e il 10).
Dopo i Floyd al Live8, mentre aspetto il prossimo 14 luglio al Colosseo, chi sono io per non linkare la reunion dei Police ai recenti Grammy Awards? Anzi, il video di Roxanne, con Sting in canottiera come ai vecchi tempi, Stewart Copeland nevrotico invasato come ai vecchi tempi e Andy Summers vecchio come ai vecchi tempi, lo metto proprio qui sotto:
Mi informano che la più grande band del sud pontino, i Polpo (attualmente in pausa di riflessione), stia preparando un sacco di novità, a cominciare dal sito. Preparatevi a tutto!
Update:la premiazione di stamattina e un po’ di foto (e un errore madornale del giornalista sell’ANSA che dimostra non tanto ignoranza in questioni musicali ma della Storia degli ultimi 20 anni… magari è solo un refuso)
Si parlava di Red l’altro giorno e ho pensato che era certamente uno dei 5 dischi che preferisco. Qualche anno fa, quando i blog erano giovani, era molto di moda compilare liste del genere sull’onda di Alta Fedeltà di Nick Hornby ma io o non avevo ancora il blog oppure dormivo, quindi ecco ora la mia lista dei 5 dischi di cui non potrei fare a meno.
Genesis, The Lamb Lies Down On Broadway.
Non mi stanca mai, il libretto del CD è ormai consumato per la lettura continua della storia e dei testi di PG. Ora li so a memoria. Momento migliore la sequenza alla fine del primo disco: Hairless Heart, Counting Out Time, Carpet Crawlers, The Chamber Of 32 Doors.
King Crimson, Red.
Ne ho parlato l’altro giorno. Senza tempo. Sembra un disco uscito ieri, ma ha più di 30 anni (1974). Non mi piacciono i Nirvana ma Kurt Cobain l’ha definito il miglior disco di sempre. In un momento di lucidità ci ha azzeccato. Momento migliore: Starless.
Radiohead, OK Computer.
Il disco più recente nella mia lista (1997). Quando uscì sembrava arrivato da un altro pianeta. Ora tutti si ispirano (copiano) i Radiohead. Momento migliore: probabilmente Paranoid Android ma io ho una fissazione per Lucky.
Franco Battiato, Caffé De La Paix.
Un disco italiano. Ovviamente scelgo Battiato. Il momento più alto prima della virata filosofica in coppia con Sgalambro. A Parigi lo scorso inverno ho approfittato per fare una foto all’originale Café appena fuori l’Operà. Momento migliore: tutto il disco, tanto è breve.
The Alan Parsons Project, The Turn Of A Friendly Card.
Visti la scorsa settimana in concerto a Roma (no foto, ancora mi mangio le mani, ero in prima fila) . Il concerto con la musica più “pulita” a cui abbia mai assistito. E da colui che in pratica ha inventato la professione di ingegnere del suono c’era da aspettarselo. Turn è la summa del sound parsoniano. Momento migliore: Snake Eyes.
Non è vero che è la mia lista dei 5 dischi preferiti. Avrei dovuto metterci 5 dischi di PG e sarebbe stata monotona. Ho scelto secondo un criterio di varietà di generi (e di gusti), ma è dura non poterci mettere tante cose che ascolto quotidianamente. Fortuna che sta moda delle liste sui blog è finita qualche anno fa…
Riascoltavo Red, uno di quei rari dischi vecchi (più di trent’anni) che sembrano usciti giusto ieri tanto sono moderni. Mi soffermavo in particolare su uno dei miei pezzi preferiti, Starless, con quell’eccezionale attacco di mellotron seguito dal cantato caldissimo di Wetton che si intreccia col sax per continuare con l’ipnotica chitarra di Fripp che poi esplode nel finale con la batteria tentacolare di Bruford (12 minuti di musica descritti in una frase! qua una recensione come si deve del brano e di tutto l’album).
Di Starless rileggevo il testo e ho scoperto (non lo sapevo) che il verso principale delle liriche, “Starless and bible black“, è una citazione di Under Milk Wood (”Sotto il bosco di Latte”), opera radiofonica del poeta inglese Dylan Thomas. Di Dylan Thomas ho vaghissimi ricordi per averlo studiato al liceo (la prof di inglese era particolarmente fissata con quest’autore) ma ai tempi non mi era particolarmente piaciuto. Under Milk Wood è invece bellisimo: lo sto leggendo in questi giorni mentre seguo la registrazione orginale della BBC trasmessa nel 1963 con la voce narrante di Richard Burton.
La stessa versione (sempre con la voce di Richard Burton) fu trasmessa dalla Rai che ora ha restaurato i padelloni originali da cui fu messa in onda. Se ne possono anche ascoltare degli estratti.
E il gracchiare che fa da sottofondo a queste vecchie registrazioni si sposa molto bene con queste calde serate estive (luce spenta, volume non eccessivamente alto…)
Con colpevole ritardo e ad uso e consumo soprattutto di Gianmaria e Pietro che erano con me quella sera, ecco dopo quasi un mese le foto del concerto dello zio Tonino, qui vicino a Roma, prima tappa del tour europeo per presentare il nuovo CD Resonator.