Il Codice Da Vinci
scritto da Giovanni il 22 Maggio 2006
“Una cagata pazzesca”. Così ne Il Secondo Tragico Fantozzi, il nostro ragioniere preferito commentava la visione della Corazzata Potemkin. Beh, il film di Ron Howard non è che cui vada tanto lontano…
A parte gli scherzi, non mi sono mai annoiato tanto al cinema. Non ho letto il libro, ma mi dicevano che era un triller e questo è tutto tranne un triller. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti e c’è almeno un errore evidente verso la fine del film (in un dialogo, ma potrebbe essere un errore nell’adattamento italiano). Leggevo nei giorni scorsi che questo genio di sceneggiatore, tal Akiva Goldsman (Oscar per la miglior sceneggiatura non originale di A Beautiful Mind) ha scritto 4 sceneggiature prima di scegliere quella del film (e si è ispirato addirittura a Hitchcock): se ha scelto la migliore tra le 4, non ho idea di come siano le altre tre. Gli attori recitano senza passione: bravi tutti, ma con quei dialoghi sfido tutti a metterci passione. Ron Howard, riproduce pari pari alcune scene di A Beautiful Mind, come quando Langon/Hanks deve decifrare il criptex: scena uguale a quella in cui Russell Crowe/John Nash decifra i codici in A Beautiful Mind (cambiando personaggio e soggetto, il risultato non cambia).
Notare che non ho parlato della trama e delle presunte invenzioni storiche su cui è basata: il film si smonta tranquillamente da solo senza considerarle. Obbiettivamente però sono evidenti e probabilmente il film per i difetti di cui sopra le sottolinea ancora di più del libro (non ho letto il libro, come ho detto). La prima cosa che ho pensato all’uscita dal cinema è che un qualsiasi albo di Martin Mystere è più documentato sul Graal e sulle leggende che ci girano intorno. Su questo punto, mentre scrivo il mio commento, leggo quello di Dave Winer che ha visto il film dall’altra parte del globo. Non posso far altro che concludere con le sue parole:
There are no lessons in this movie about antiquity, but an unintentional but clear message about the spineless lackluster times we live in.
Yeah it was worth seeing, if only to understand how dead popular culture is.
Insomma, andiamolo pure a vedere, ma culturalmente siamo messi proprio male.
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