Questo è l'archivio di Appunti disordinati di viaggio, il blog personale di Giovanni Riccardi, attivo dal novembre 2003 all'aprile 2007.
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«Un uomo si mette in marcia per trovare passo a passo la saggezza. Non è ancora arrivato.»
(Italo Calvino)


Storie rotonde

scritto da Giovanni il 9 Agosto 2004

Una storia rotonda è una storia la cui scena finale si ricongiunge in qualche modo a quella iniziale. Non è circolare perché non è semplicemente una linea (di eventi narrati) e non è così regolare come un cerchio. In queste vacanze ho scoperto che, a prescindere da generi, autori, stili di scrittura, le storie che amo di più sono proprio queste. Senza Sangue di Alessandro Baricco è una storia rotonda, anche se un po’ anomala. Questo breve racconto (letto in un pomeriggio al mare) è fatto di sole due scene, quella iniziale e quella finale (appunto). Manca tutto quello che avviene in mezzo (anche se è accennato qua e là nel racconto) ma è come se ci fosse. È una storia rotonda anomala proprio per questa mancanza, ma in un certo senso è il prototipo delle storie rotonde.

Una storia rotonda è una storia che si richiude in qualche modo su se stessa come il guscio di una conchiglia. Come Nina (la protagonista di Senza Sangue) bambina raggomitolata in una botola della vecchia fattoria di Mato Rujo all’inizio del racconto. Come Nina vecchia raggomitolata nella stanza dell’hotel California a fianco all’assassino di suo padre e di suo fratello.

Nina chiuse gli occhi. Si appiattì contro la coperta, e si rannicchiò ancora di più, tirando su le ginocchia, verso il petto. Le picaceva stare così. Sentiva la terra, fresca, sotto il fianco, a proteggerla — lei non poteva tradirla. E sentiva il proprio corpo raccolto, rigirato su se stesso come una conchiglia — questo le piaceva — era guscio e animale, riparo di se stessa, era tutto, era per se stessa tutto, nulla avrebbe potuto farle del male fino a quando fosse rimasta in quella posizione — riaprì gli occhi, e pensò Non muoverti, sei felice. (…) Con una mano si aggiustò la gonna. Sembrava un artigiano intento a rifinire il suo lavoro. Rannicchiata su un fianco, si mise a cancellare una a una le imprecisioni. Allineò i piedi fino a sentire le gambe perfettamente appaiate, le due cosce morbidamente unite, le ginocchia come due tazze in bilico l’una sull’altra, le caviglie separate da un nulla. Ricontrollò la simmetria delle scarpe, accoppiate come in una vetrina, ma di taglio, avresti detto sdraiate, per stanchezza. le piaceva quell’ordine. Se sei guscio e animale, tutto deve essere perfetto. L’esattezza ti salverà.

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