Pulire, organizzare, sistemare (include digressione sui libri)
scritto da Giovanni il 12 Luglio 2004
Ripulire e riorganizzare la mente troppo affollata di pensieri per me significa prima di tutto ripulire e riorganizzare l’ambiente in cui vivo. E allora vai di pezza, vetril, antipolvere.
Comincio dal tavolo dov’ è il computer. Prendo tutto quello che c’è sopra (CD, DVD, riviste, appunti, post-it, quaderni, fazzoletti) e lo metto sul più grande tavolo da pranzo. Poi pulisco tutto e ci metto anche un po’ di olio di gomito per togliere quella macchia di caffé sulla tastiera che proprio non vuole andarsene. Alla fine, di tutto quello che è sul tavolo da pranzo butto via qualcosa e il resto lo rimetto vicino al PC, magari non come prima, ma così come mi viene. Una volta (da piccolo) ero un tipo molto preciso: ordine, ordine, ordine. Da un po’ di anni ho imparato che le cose che ho intorno devo adattarsi a me e non io a loro.
Faccio lo stesso con libri, riviste e fumetti (sembra che La Pizia oggi stia risistemando i suoi di libri). Mi viene da ordinarli per autore? Lo faccio. Per colore di copertina? Faccio pure questo. Ora come ora molti dei miei libri sono accatastati sul comodino (sotto il comodino, dentro il cassetto del comodino). Sto leggendo L’invenzione della Solitudine di Paul Auster e lo tengo sempre vicino a me, ma prima di andare a letto ne prendo uno a caso di quelli che ho sotto il comodino (già letti tutti) e leggo qualche passaggio.
Tre libri li ho sempre in valigia. Uno degli svantaggi di vivere con un piede nella città in cui studi e lavori (Roma) e l’altro in quella in cui sei nato (Terracina) e che devi sempre portarti appresso il necessario per vivere. E allora ecco che nello scomparto laterale del mio borsone devono esserci sempre Finzioni di Borges e Palomar e Le Città Invisibili di Calvino. Di Tolkien non mi preoccupo più di tanto: ho due copie del Signore degli Anelli e lo posso rileggere per l’ennesima volta sia a Roma che a Terracina.
Quelli che ho in camera a Terracina sono ordinati quasi tutti per casa editrice. Un po’ perché ormai ci vivo poco (e la vivo poco la mia camera), un po’ per mamma che non sopporta il disordine, un po’ perché in molti casi i libri li compravo in serie. Mi ricordo molto bene il periodo dei “100 pagine 1000 lire” della Newton Compton: andavo a fare la spesa più che comprare dei libri. Molti non li ho mai letti.
Un discorso a parte meritano i libri che mi hanno regalato. Li tengo tutti da una parte sul ripiano più in alto. Amici e parenti non si sono mai impegnati tanto nel regalarmi libri (e sanno della mia voracità come lettore), ma quelle poche volte che l’hanno fatto neanche ci hanno azzeccato! Poche eccezioni: qualche libro ricevuto da Giampiero (che per lo più mi regala dischi, mentre sono io quello che gli regala i libri) o da Serena e da mia sorella (ma i libri regalati erano quasi “richiesti”).
Per commentare il post della Pizia (a cui faccio un trackback). Nel mio caso il bello è proprio il casino che c’è quando devo risistemare e riorganizzare le cose che ho intorno (e i libri in particolare). Ti capita tra le mani quel libro che hai letto dieci anni fa. Ti viene in mente qualcosa di quel periodo. Magari ti esce fuori un sorriso o una lacrima. Uno dovrebbe farle periodicamente queste cose. Riorganizzare i miei libri mi serve a riorganizzare i miei pensieri. È una buona terapia. Almeno nel mio caso.
quaderni: 1 Aprile '76, Gutenberg

