scritto da Giovanni il 28 Gennaio 2004, Commenti disattivati
Non è vero che la morte arriva all’improvviso. Lancia tanti segni che noi non sappiamo cogliere e che comprendiamo solo dopo.
La morte ti ha preso, così, una settimana fa, all’improvviso. È arrivata di soppiatto senza che nessuno di noi se ne accorgesse. Piano piano è entrata in quella stanza d’ospedale dove solo la sera prima ti avevo visto l’ultima volta. Ti ha chiuso gli occhi, ti ha fermato il respiro, ha bloccato il battito del tuo cuore.
La morte ti ha preso, così, una settimana fa, e io non ho saputo cogliere i segni che mi aveva mandato.
Come quel libro, col segno sul racconto intitolato “Il morto” e che da giorni non riuscivo a leggere (quasi mi rifiutavo di farlo) .
Il racconto, casualmente o appositamente seguiva un altro intitolato “L’immortale”.
Come il rito funebre a cui mi era capitato di assistere per strada il giorno prima. I miei occhi allora si erano fissati, chissà perché, sul sacerdote e sul suo “Rito delle esequie” messo in modo così particolare sotto il braccio mentre seguiva coi parenti il carro funebre.
Il sacerdote, col suo “Rito delle esequie” messo in modo così particolare sotto il braccio, casualmente o appositamente, era lo stesso del tuo funerale.
Oppure come quelle due righe scritte la sera prima così velocemente sul quadernetto con il cuore colmo di una strana malinconia.
Le due righe, casualmente o appositamente, a rileggerle ora sembra quasi che mi aspettassi quello che sarebbe succcesso in meno di ventiquattr’ore.
Non è vero che la morte arriva all’improvviso. Lancia tanti segni che noi non sappiamo cogliere e che comprendiamo solo dopo. E il dopo è molto strano. Mi aspettavo dolore. E invece c’è solo tanta malinconia. Non puoi capire quanta malinconia ho dentro. O forse sì, lo puoi capire. Forse ora puoi capire tutto anche tutte quelle cose che prima ti accusavo di non capire. Forse è come dice Serena, che devo imparare a vedere con altri occhi e a sentire con altre orecchie perché tu mi stai sempre vicino, anche ora che scrivo. Spero di imparare a farlo presto, perché sai che mi serve il tuo parere e il tuo consiglio in tutto quello che faccio, anche quando (quasi sempre) poi faccio di testa mia. Spero di imparare a farlo presto, per risentire ancora una volta le tue storie e i tuoi racconti. Spero di imparare a farlo presto, anche solo per sentirti e vederti.
Ciao papà. Aspettami che io imparo presto.
scritto da Giovanni il 15 Gennaio 2004, Commenti disattivati
Scrivere in treno richiede molta concentrazione.
Scrivere in treno richiede fermezza nel polso della mano che regge la penna e flessibilità nel ginocchio su cui il quadernetto è poggiato che continuamente deve ammortizzare sbalzi e scossoni.
Scrivere in treno richiede molta pazienza perché le linee si disegnano storte e le lettere assumono forme strane.
Un grafologo ne tirerebbe fuori chissà che personalità schizoide.
Scrivere in treno richiede continua attenzione e prontezza di riflessi.
Bisogna accelerare la scrittura ogni volta che ci viene data questa possibilità, quando il treno rallenta in prossimità di una stazione per poi fermarsi.
Scrivere in treno richiede un pensiero lucido.
La scrittura è così difficile che le parole devono essere soppesate per non sprecarle.
Perché mi viene voglia di scrivere proprio quando è così difficile?
scritto da Giovanni il 15 Gennaio 2004, Commenti disattivati
Via Ian scopro The Future of Adventure Games, lungo articolo sul futuro dei giochi d’avventura. Stampato e iniziato a leggere… molto interessante.
scritto da Giovanni il 14 Gennaio 2004, Commenti disattivati
Non c’è nessun motivo particolare perché non scrivo da due settimane. Semplicemente ho avuto un po’ da fare. Primo: sto raccogliendo e riorganizzando il materiale per il Progetto Lazzaro, che dopo tanti mesi ha finalmente visto la luce. Secondo, dopo la bellezza di 6 anni, mi sono messo in testa di riprogrammare da zero buona parte del mio INFIT. E come faccio sempre in questi casi ho già un quaderno pieno di pagine con appunti, abbozzi di codice, schemi, ecc. Io programmo così: non scrivo una sola riga di codice se tutto non è ben fissato prima sulla carta. Terzo: quest’anno sono tra gli organizzatori (e il giudice unico) per la ORGC 2003, la gara per avventure (testuali) di una sola stanza ideata da Francesco: la scadenza per la consegna dei giochi è domani a mezzanotte e per ora ho ricevuto solo due avventure. Quarto: sempre a proposito di Francesco, ho rifatto il trucco al suo sito implementando (via CSS) il fantomatico layout a tre colonne che mi chiedeva da mesi. E pare che sia diventato il suo mentore dell’HTML. Quinto: ho intervistato Bonaventura di Bello, uno degli storici autori di avventure testuali negli anni ‘80 per il secondo numero di Terra d’IF, una fanzine dedicata alla narrativa interattiva a cura di Roberto Grassi.
Ora un paio di comunicazioni personali.
Ian, scusa se ancora non mi sono fatto sentire. Appena ho un attimo libero mi metto a guardare il materiale che mi hai inviato su Haven e spero al più presto di poter partecipare attivamente alle sessioni di gioco.
Federico, ho dato una veloce occhiata al sito che stai facendo. Il problema che hai con i CSS è proprio nell’uso dei DIV. Domani ti mando un file corretto e una specie di “CSS Crash Course”.